Nel commento alle parole sapienziali del Qoelet (4, 7-12), la meditazione mette a nudo una delle più grandi vanità e fatiche della vita: la solitudine di chi si ritrova senza affetti, faticando senza sosta ma privato della gioia della condivisione. Attraverso l'immagine concreta e antica dei due viandanti che camminano insieme – capaci di scaldarsi a vicenda nel freddo della notte, di resistere alle aggressioni e di rialzarsi l'un l'altro in caso di caduta – la Scrittura ci ricorda che l'esistenza umana non è fatta per eroi solitari o persone autosufficienti. Di fronte a un mondo in cui tanti,specialmente giovani e anziani, si ritrovano soli e senza sostegno, la Parola di Dio ci rivela che la nostra vita è destinata per vocazione alla relazione, all'amicizia e alla solidarietà reciproca. Camminare insieme, portando i pesi gli uni degli altri all'interno della comunità, è l'unico modo per superare le prove e sperimentare che una «corda a tre capi non si rompe tanto presto»: è nella fraternità vissuta ogni giorno che la fatica del cammino trova il suo compenso e la vita la sua stabilità.Guarda il video completo della preghiera su YouTube:
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