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Un vagone ferroviario. Persone sedute una accanto all'altra. Volti stanchi, abiti semplici, mani segnate.Guardiamo Il vagone di terza classe di Honoré Daumier e, quasi senza accorgercene, cominciamo a immaginare chi siano quelle persone, da dove vengano, quale vita abbiano avuto.Daumier, però, non ce lo racconta.Siamo noi a riempire ciò che non sappiamo.E lo facciamo continuamente anche nella vita: osserviamo un comportamento, ascoltiamo una frase, vediamo una reazione e in pochi istanti costruiamo un giudizio sulla persona che abbiamo davanti.Questo viaggio parte da Daumier per esplorare quello spazio sottilissimo tra ciò che vediamo e ciò che crediamo di sapere.Perché interpretare è inevitabile. Il rischio comincia quando dimentichiamo che lo stiamo facendo.E forse alcune persone non hanno smesso di sorprenderci.Siamo noi che abbiamo smesso di guardarle.