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Nei loro anni di attività, i Poets si sono affermati nellʼunderground come gruppo Sixties pop: il loro primo album è infatti caratterizzato da una libertà sonora tipicamente anni Sessanta, in cui la fantasia è al potere. Allʼepoca di queste registrazioni il gruppo esisteva da soli tre mesi e il gusto di ogni membro emerge dagli arrangiamenti prima di fondersi con quello degli altri. In Begging for love troviamo così il (brit)pop di “Nobody but you” o “Let yourself in your life”, la psichedelia di “Tonight” e “Iʼll walk beside you”, il proto punk di “Blue eyes” e molto altro, il tutto riecheggiante un sound vagamente garage che i Poets andranno progressivamente limando, ma non perderanno mai completamente. Questo primo lavoro dei Poets scatta una vera e propria fotografia sonora di un momento felice: il file rouge che tiene unita questa varietà sono proprio gli stessi Poets, intenti a porre uno dei primi mattoni della loro storia traendo da ciò grande piacere. E, se Begging for love, inteso come album in stile Sixties si presenta con qualche sbavatura, è certo che lʼascolto è comunque un piacere! In ogni caso, indipendentemente dalle etichette, la cosa migliore è ascoltarlo e, se proprio ci si vuole chiedere perché un gruppo Sixties pop abbia registrato una canzone con una chitarra così distorta rispetto ai canoni del genere, o abbia optato per un ritmo di batteria più proprio di altre decadi, o abbia suonato un assolo troppo lungo, o altro, la risposta che vale per tutte le canzoni di questʼalbum è “perché era bello farla così
Programma dedicato a tutta la musica indipendente non programmata dai grossi network