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Le scommesse sportive oggi non sono più su esiti o performance: si scommette su 400 micro-eventi durante il match. Tutte queste notifiche attivano il meccanismo del condizionamento operante: quello della dipendenza. I soldi che vengono buttati nelle scommesse non vanno spesi in beni e servizi. Questo significa meno soldi in un'economia sana e meno occupazione. Per questo si parla di moltiplicatore negativo.
C'è chi ci perde, sia economicamente, sia con la propria vita, e c'è qualcuno che ci guadagna. Lo Stato con le tasse, i club sportivi con le affiliazioni alle società di scommesse. Questa normalizzazione dell'azzardo non comprende solo i rischi per chi scommette, ma condiziona anche la bellezza del gioco e chi va in campo: ritorsioni, minacce e fixing.
In questo episodio del nostro podcast “Dentro l’Avvenire“ Anna Gialdini analizza con Maurizio Fiasco, ex presidente di ALEA (associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio) il rapporto tra sport e scommesse, di chi ci guadagna, dei rischi delle dipendenze, e delle ricadute sui familiari di chi scommette.