Questo itinerario, da Siena all'Abbazia di San Galgano, può farsi da due o tre strade, che sempre passano attraverso una campagna collinosa di coltivo e di boschi, una campagna non tipicamente senese, ma molto toscana, come ancora doveva essere la zona nel periodo medievale, che vide sorgere l’insediamento dei monaci di San Galgano, e questo ebbe un'importanza fondamentale per la storia dell'arte senese.
Noi passeremo da prima per l'itinerario che, dalla nuova strada che conduce a Grosseto, porta a Torri, un paesino che si è formato intorno ad un'antica abbazia vallombrosana, di cui resta quasi soltanto la chiesa e un chiostro bellissimo; il resto dell'abitato si svolge con una straduzza che deve seguire l'antico tracciato delle mura.
Per arrivarci c'è un bel viale di cipressi, che sale fino all'antica abbazia, di forme architettoniche nobilissime, che riecheggeranno in molti edifici di dugenteschi di Siena.
MAPPA: Abbazia di S. Galgano
VIDEO Luoghi narranti narrati e citati: Siena -
Siena -
Siena -
Siena -
Chiesa di S. Francesco (Basilica di Siena) -
Chiesa di S. Francesco (Basilica di Siena) -
Chiesa di S. Domenico (Basilica di Siena) -
Chiesa di S. Agostino (Siena) -
Duomo di Siena -
Duomo di Siena (pavimento) -
Aeroporto di Ampugnano -
Abbazia di San Galgano -
Reliquiario di San Galgano detto di Frosini -
Eremo di Montesiepi -
Chiusdino -
Grosseto -
Torri (Borgo - Siena) -
Abbazia di Santa Mustiola di Torri (Pieve) -
Montarrenti (Castello) -
Ponte della Pia (Montagnola Senese) -
Abbazia di Fossanova -
Abbazia di Casamari -
Abbazia di S. Martino al Cimino -
Pieve di San Giovanni Battista (Ponte allo Spino) -
Villa Farnesina di Roma -
Palazzo Ducale di Urbino -
Villa delle Volte AlteSe VUOI puoi cliccare sul link che trovi qui sotto per ASCOLTARE i podcast dei «Terre d'Italia» https://penisolabella.blogspot.com/2026/05/viaggio-nelle-terre-ditalia-con-cesare.html Viaggi, saggi e paesaggi, gente, anche, famosa o comune, usi e costumi, sentimenti e ragionamenti. Visite in luoghi ancora intatti e superbamente restaurati, o nostalgia per incanti evocati e scomparsi, violati da cementi infami. Dagli anni ‘50 agli anni ‘80 Cesare Brandi ha annotato in occasioni diverse le sue impressioni e considerazioni sull'arte e sull'ambiente in Italia.
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