OttolinaTV · 30 set 2026 · 18:22
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Non ci crederete.
Esiste un plurimiliardario statunitense anticapitalista e antiimperialista che è appena stato arrestato in Spagna con l’accusa di aver finanziato Hamas.
È James Fergie Chambers, 41 anni, erede della famiglia Cox, il cui patrimonio è stimato da Forbes intorno ai 38 miliardi di dollari: la decima famiglia più ricca d’America.
Fergie, però, si presenta pubblicamente come comunista e ha usato il denaro ereditato per finanziare organizzazioni della sinistra socialista e antisistema, come Occupy Wall Street o un gruppo comunista in Massachusetts.
Dopo il 7 ottobre, Chambers ha concentrato la sua attenzione sulla causa palestinese. La moglie, Stella Schnabel, ha raccontato al quotidiano Guardian che i progetti finanziati dal marito includono una donazione di 100.000 dollari allo Zaynab Project, che offre assistenza psicologica ai bambini rimasti orfani; 250.000 dollari al Sameer Project di Gaza, che ha contribuito a finanziare un panificio impegnato a produrre e distribuire gratuitamente pane ogni giorno durante l’assedio israeliano; e il sostegno a un ambulatorio medico gratuito.
Un benefattore?
Un filantropo?
Nemmeno per sogno.
Orrendi delitti agli occhi dei paesi occidentali che sostengono il genocidio. E infatti, il 10 luglio scorso, è stato arrestato dalle autorità spagnole su richiesta degli Stati Uniti, con l’accusa, naturalmente, di aver finanziato Hamas.
L’accusa buona per tutte le stagioni, rivolta a chiunque abbia provato ad aiutare i palestinesi in questi anni di sterminio: dall’UNRWA alla Croce Rossa.
Gli Stati Uniti hanno richiesto l’estradizione e ora Chambers rischia 30 anni di carcere per riciclaggio di denaro e sostegno al terrorismo.
Nelle prossime settimane capiremo se Sánchez resisterà a Trump o se spedirà Fergie Chambers, questa miracolosa anomalia del sistema, nelle carceri statunitensi.
Nell’intervista alla sociologa e giornalista Marianna Lentini abbiamo parlato della storia di Chambers, dei prossimi passaggi legali che ne decideranno il destino e di come la sua vicenda personale si intrecci inevitabilmente con tutte le contraddizioni del governo Sánchez.