OttolinaTV · 9 set 2026 · 33:25
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Non ne sta parlando nessuno.
Il 26 settembre in Svizzera ci sarà un referendum costituzionale di un’importanza straordinaria,
in gioco c’è la storica neutralità del Paese, che negli ultimi anni è stata messa in discussione dalle forze politiche al governo, che hanno aderito alle sanzioni economiche contro la Russia e integrato sempre di più la Svizzera all’interno delle logiche geopolitiche della NATO.
Come è stato possibile?
Grazie alla vaghezza del concetto di “neutralità” attualmente in Costituzione, che lascia ampio margine di interpretazione.
Ma questo referendum di iniziativa popolare potrebbe cambiare tutto.
Gli svizzeri hanno infatti la possibilità di mettere nero su bianco in Costituzione un concetto di neutralità molto più chiaro e restrittivo, stabilendo che il Paese:
Non aderisca ad alcuna alleanza militare o di difesa (salvo in caso di un attacco militare diretto contro il Paese).
Non partecipi a conflitti armati tra Stati terzi.
Non adotti sanzioni economiche contro Stati belligeranti, facendo eccezione solo per le sanzioni imposte dall’ONU.
Sfrutti la propria neutralità per un ruolo attivo di mediazione e diventare una potenza diplomatica.
Si tratterebbe di una vera neutralità, non di facciata come quella attuale, e per questo osteggiata da tutti i principali partiti di centrodestra e centrosinistra, verdi inclusi, dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti, e pensate persino da Amnesty International.
Gettando l’ennesima ombra sul ruolo di alcune ONG occidentali legate a Londra e Washington.
Come vi potrete immaginare, tutta la propaganda e il soft power occidentali sono entrati in azione per far fallire il referendum ed evitare di perdersi un prezioso alleato nella terza guerra mondiale a pezzi.
Se passasse, rappresenterebbe davvero un pericoloso precedente.
Non è che poi anche ad altri popoli europei viene in mente che essere carne da cannone in guerre che non hanno nulla a che vedere con la nostra vita non è l’unica via possibile?
Ma c’è di più.
L’analista David Colantoni, l’unico che sta affrontando con la dovuta serietà la questione, ha scritto questo importante articolo sul Giornale d’Italia, in cui svela il significato profondo di quello che sta accadendo in Svizzera.
E che ha a che fare, come anche alla luce delle analisi svolte nel suo ultimo libro,
con il conflitto strutturale in corso tra il Pentagono e la classe armata da una parte, e la vecchia borghesia industriale dall’altra.
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