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Ogni tanto bisogna prendere l’attualità da “strappa-condivisione” e metterla da parte: inseguendo continuamente la notizia si rischia di non vivere davvero nulla e di non capire fino in fondo il mondo che ci circonda. Se nel tennis maschile la narrazione è spesso piuttosto semplicistica, nel tennis femminile una cultura camp dilagante da parte di alcuni cronisti ci lascia perplessi. Ma ehi, c’è Giorgio Terruzzi: un giornalista che racconta lo sport e la vita partendo da chi sta in fondo alle gare, perché è lì che trova il suo interesse. Con lui parliamo di mito — di come si crea, di cosa significa esserlo — e di perché anche noi ci affezioniamo a un torneo come quello di Todi. Tra cracker (che noi chiamiamo creck), miti e inviati sul campo a Todi, quella di oggi è una puntata che speriamo possa essere ascoltata e riascoltata anche tra qualche tempo, senza tempo: lontano dall’attualità più urlata, non per snobismo, ma per necessità.