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ep. 90 st. 1 Come ha detto Gianfranco Contini, "Io voglio del ver la mia donna laudare" è un repertorio di topoi stilnovistici. Qui compaiono tutti insieme; e da ora in poi torneranno e verranno ripresi dagli altri poeti. Dante stesso definità il dolce stile partendo proprio da questo sonetto. In qualche modo, questo è l'antecedente più vicino al trattamento che Dante riserverà a Beatrice.
Io vogliọ del ver la mia donna laudare ed asembrarli la rosa e lo giglio: più che stella dïana splende e pare, e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio.
Verde river’ a lei rasembro e l’âre, tutti color di fior’, giano e vermiglio, oro ed azzurro e ricche gioi per dare: medesmo Amor per lei rafina meglio.
Passa per via adorna, e sì gentile ch’abassa orgoglio a cui dona salute, e fa ’l de nostra fé se non la crede;
e no·lle pò apressare om che sia vile; ancor ve dirò c’ha maggior vertute: null’ om pò mal pensar fin che la vede.