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ep. 73 st. 1 Questo componimento è un chiaro esempio dell'impegno morale e civile di Guittore, il quale incarne un nuovo tipo di intellettuale, un intellettuale comunale, cittadino. Già qui si nota la differenza con la poesia provenzale e siciliana. Siamo di fronte al primo esempio di poesia civile della nostra letteratura!
Ahi lasso, or è stagion de doler tanto a ciascun om che ben ama Ragione, ch’eo meraviglio u’ trova guerigione, ca morto no l’ha già corrotto e pianto, vedendo l’alta Fior sempre granata e l’onorato antico uso romano ch’a certo pèr, crudel forte villano, s’avaccio ella no è ricoverata: ché l’onorata sua ricca grandezza e ’l pregio quasi è già tutto perito e lo valor e ’l poder si desvia. Oh lasso, or quale dia fu mai tanto crudel dannaggio audito? Deo, com’hailo sofrito, deritto pèra e torto entri ’n altezza?
Altezza tanta êlla sfiorata Fiore fo, mentre ver’ se stessa era leale, che ritenea modo imperïale, acquistando per suo alto valore provinci’ e terre, press’o lunge, mante; e sembrava che far volesse impero sì como Roma già fece, e leggero li era, c’alcun no i potea star avante. E ciò li stava ben certo a ragione, ché non se ne penava per pro tanto, como per ritener giustizi’ e poso; e poi folli amoroso de fare ciò, si trasse avante tanto, ch’al mondo no ha canto u’ non sonasse il pregio del Leone.
Leone, lasso, or no è, ch’eo li veo tratto l’onghie e li denti e lo valore, e ’l gran lignaggio suo mort’a dolore, ed en crudel pregio[n] mis’ a gran reo. E ciò li ha fatto chi? Quelli che sono de la schiatta gentil sua stratti e nati, che fun per lui cresciuti e avanzati sovra tutti altri, e collocati a bono; e per la grande altezza ove li mise ennantir sì, che ’l piagãr quasi a morte; ma Deo di guerigion feceli dono, ed el fe’ lor perdono; e anche el refedier poi, ma fu forte e perdonò lor morte: or hanno lui e soie membre conquise.
Conquis’è l’alto Comun fiorentino, e col senese in tal modo ha cangiato, che tutta l’onta e ’l danno che dato li ha sempre, como sa ciascun latino, li rende, e i tolle il pro e l’onor tutto: ché Montalcino av’abattuto a forza, Montepulciano miso en sua forza, e de Maremma ha la cervia e ’l frutto; Sangimignan, Pog[g]iboniz’ e Colle e Volterra e ’l paiese a suo tene; e la campana, le ’nsegne e li arnesi e li onor tutti presi ave con ciò che seco avea di bene. E tutto ciò li avene per quella schiatta che più ch’altra è folle.
Foll’è chi fugge il suo prode e cher danno, e l’onor suo fa che vergogna i torna, e di bona libertà, ove soggiorna a gran piacer, s’aduce a suo gran danno sotto signoria fella e malvagia, e suo signor fa suo grand’ enemico. A voi che siete ora in Fiorenza dico, che ciò ch’è divenuto, par, v’adagia; e poi che li Alamanni in casa avete, servite i bene, e faitevo mostrare le spade lor, con che v’han fesso i visi, padri e figliuoli aucisi; e piacemi che lor dobiate dare, perch’ebber en ciò fare fatica assai, de vostre gran monete.
Monete mante e gran gioi’ presentate ai Conti e a li Uberti e alli altri tutti ch’a tanto grande onor v’hano condutti, che miso v’hano Sena in podestate; Pistoia e Colle e Volterra fanno ora guardar vostre castella a loro spese; e ’l Conte Rosso ha Maremma e ’l paiese, Montalcin sta sigur senza le mura; de Ripafratta temor ha ’l pisano, e ’l perogin che ’l lago no i tolliate, e Roma vol con voi far compagnia. Onor e segnoria adunque par e che ben tutto abbiate: ciò che desïavate potete far, cioè re del toscano.
Baron lombardi e romani e pugliesi e toschi e romagnuoli e marchigiani, Fiorenza, fior che sempre rinovella, a sua corte v’apella, che fare vol de sé rei dei Toscani, dapoi che li Alamani ave conquisi per forza e i Senesi.