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Ho sempre diffidato di quegli "esperti musicali" che, con superficialità, mettono i Tears For Fears nello stesso calderone di certe band frivole '80s (con le quali non condividono nulla, se non il decennio di appartenenza). Dal primo disco di cupo synth-pop esistenziale, al secondo dove creano un crossover tra pop elettronico e rock da stadio; fino al terzo in cui, partendo da radici Beatlesiane, sfociano nel jazz. Tre grandi album e un gusto melodico con pochi eguali. Poi possono non piacere, certo. A me però piacciono, quindi gli ho dedicato uno speciale (che comprende un intermezzo con le vostre voci).