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Ci sono canzoni che rimangono identiche a se stesse, e altre che cambiano perché cambia il modo in cui le interpretiamo. È il caso di Bocca di Rosa, uno dei brani più celebri di Fabrizio De André, tornato al centro del dibattito dopo l’annuncio della direttrice del dizionario Treccani, Valeria Della Valle, che ha anticipato una possibile ridefinizione dell’espressione “Bocca di Rosa” come donna libera.
La questione nasce da una rilettura del brano e da un presunto commento attribuito a De André nel 1996, secondo cui Bocca di Rosa non sarebbe una prostituta, ma una donna che “l’amore lo faceva per passione”. Non è chiaro se il cantautore abbia davvero pronunciato quelle parole, ma il tema è stato rilanciato dal Corriere della Sera, generando un confronto acceso tra chi vede in questa revisione un segno dei tempi e chi invece la considera un tradimento della poetica dell’artista.
De André, infatti, ha cantato con fierezza e dignità le prostitute, da Via del Campo a La città vecchia, figure che nei suoi versi diventano specchi di umanità e libertà. E anche Bocca di Rosa, pur più allegra e spregiudicata, resta una donna che vive l’amore per passione ma anche per remunerazione, come suggerisce il verso finale della canzone.
Nel dibattito è intervenuta anche Dori Ghezzi, vedova del cantautore e custode della Fondazione De André, che ha dichiarato di apprezzare questa nuova interpretazione, ritenendola coerente con il modo di comunicare dell’artista.
Una discussione che va oltre la linguistica: racconta l’evoluzione del concetto di libertà sessuale, il modo in cui la società guarda alle scelte delle donne e il potere che una canzone può avere nel ridefinire il nostro immaginario.