IL DISAGIO CRESCE. MA PERCHÉ LA PROTESTA NON DECOLLA OVUNQUE?
Caro carburanti, bollette, costo della vita, difficoltà delle imprese e salari sotto pressione. Il malcontento attraversa l’Italia, ma quando arriva il momento di trasformarlo in una protesta organizzata, il Paese sembra muoversi a velocità diverse.
Nel Sud alcune categorie, dagli agricoltori agli autotrasportatori fino ai pescatori, stanno mostrando una maggiore capacità di mobilitazione. Nel Centro e nel Nord, invece, molte iniziative appaiono più timide, frammentate o limitate a singole categorie.
A PUNT🔴 ITALIA vogliamo partire proprio da qui: siamo diventati l’Italia del “vabbè”?
Vabbè, la benzina aumenta. Vabbè, arriva un’altra bolletta. Vabbè, lo stipendio vale sempre meno. Vabbè, protestare non serve. Oppure dietro questa apparente rassegnazione ci sono ragioni molto più concrete: paura di perdere il lavoro, precarietà, difficoltà nell’organizzarsi, sfiducia nei sindacati e nella politica, divisioni sociali e convinzione che scendere in piazza non cambi più nulla?
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